Oreficeria Volpotti Elio

Oreficeria Volpotti Elio
Via di Monserrato, 37
00186 Roma RM
volpotti@libero.it
06 6869280

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Alessandro Volpotti
+39 349 2817672
alessandro.volpotti@gmail.com

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Le cifrette

Per tanti anni, dalla metà del secolo scorso, a sera, all’ora di chiusura delle botteghe, in via Monserrato si poteva ascoltare un uomo rivolgersi alla moglie dal suo laboratorio: “Viè Marì che te porto a casa tua”. Quell’uomo era Elio Volpotti, classe 1929, di Jesi, e aveva iniziato la sua carriera in una fabbrica di metalli nelle Marche. A 19 anni si era trasferito a Roma, dove aveva preso a creare stampi in metallo per un orafo della Capitale molto conosciuto. Si era impratichito realizzando molle, chiusure, moschettoni e cifrette, le piccole spille con iniziali bombate, ottenute da stampi in metallo fatti a mano, di gran moda nel Dopoguerra, per il Giubileo. Finito l’anno santo, Elio aveva avviato la propria attività e, nel 1950, aperto la sua bottega orafa in via di Monserrato, a Palazzo Antonelli, al posto di un calzolaio.

Volpotti creò il suo stile personale in poco tempo. La bottega divenne un punto fermo del quartiere, un salotto dove uomini di cultura, artigiani e il jet set dell’epoca si riunivano discutendo e dando vita a piccoli baratti. Tra un aperitivo sociale e l’altro, dietro il banco di Elio si alternavano intanto generazioni di giovani apprendisti, così da trasformare l’atelier in una vera e propria scuola, soprattutto per figli e nipoti.

Viè Marì che te porto a casa tua

In poco tempo crea il suo stile personale e la bottega di Elio diventa un punto fermo del quartiere, tanto da diventare un salotto di svago post lavoro dove uomini di cultura, artigiani e il Jet set dell’epoca si radunavano per senso di amicizia e piccoli baratti.

Oltre agli aperitivi sociali, il banco di Elio vede generazioni di giovani lavorare, così da diventare una vera e propria scuola soprattutto per figli e nipoti.

Il maestro Volpotti nonostante il carattere tosto e pretenzioso ha avuto una cerchia di persone che lo ha amato e apprezzato, imparando il rispetto per il lavoro al quale Elio non ha mai rinunciato negli anni. 

“Viè Marì che te porto a casa tua”, diceva alla moglie in orario di chiusura.

L’oro è come il maiale, non si butta via niente

I nipoti Francesca, Elio e Alessandro portano Oggi, i nipoti Francesca, Elio e Alessandro portano avanti la tradizione di famiglia, lavorando con gli strumenti ereditati dal nonno: il cannello per fondere, la trafila a leva o a mano, il laminatoio e la pulimentatrice per lucidare. Persino la bilancia regalatagli da un cardinale è tuttora utilizzata per la creazione e la vendita di nuovi gioielli.

Ogni gioiello è unico

La decisione di non acquistare strumenti moderni per fabbricare gioielli è un punto di forza della bottega Volpotti. Tutti i prodotti sono fatti a mano come un tempo e ogni pezzo è unico per il processo di realizzazione. Gli anelli a sigillo, realizzati colando in uno stampo di osso di seppia, sono il pezzo forte della bottega insieme all’anello a palla, agli orecchini delle ciociare e all’anello a toppa. Elio è scomparso il giorno del suo 91esimo compleanno, ma la bottega è ancora il luogo dove si mantiene in vita il suo spirito. Il nipote che porta il suo nome ha preso il ruolo del nonno occupando il suo posto al banco, mentre Francesca si dedica alle relazioni pubbliche e alla vendita con il cliente. Anche Alessandro, architetto, continua a frequentare la bottega e ha creato una sua nuova linea, ispirandosi alle forme tradizionali e dandogli una nota moderna e giovanile.